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Diario


23 ottobre 2007

Etna Rosso Doc Guardiola 2005 Tenuta delle Terre Nere, siciliano di Borgogna.

 

 
L’Etna Rosso Doc Guardiola 2005 della Cantina Tenuta delle Terre Nere è un vino assolutamente da far conoscere e consigliare. Sono sicuro che moltissimi degustatori esperti si troverebbero in grande difficoltà in degustazione coperta a riconoscerlo come prodotto dell’enologia siciliana. Io stesso non riuscivo a crederlo, ci si trova infatti dinanzi ad un vino capace a mio giudizio di coniugare l’eleganza di un Borgogna con la struttura gustativa di un grande Nebbiolo delle Langhe. Questa può sembrare una velata accusa di mancanza di peculiarità e territorialità, in realtà bisogna analizzare con attenzione la genesi di questo vino per poter comprendere questo appieno prodotto.
Il Guardiola è prodotto dall’azienda Tenuta delle Terre Nere a Randazzo in provincia di Catania, questa giovane realtà, nata nel 2002, è di proprietà di Marco De Grazia uno dei più grandi importatori di vini di qualità negli States. L’azienda si è concentrata nell’acquisire una serie di appezzamenti sull’Etna alcuni dei quali sono dei veri Cru, come il vigneto Guardiola. La caratteristica di questi vigneti è che si trovano su un terroir unico al mondo, di grandissimo interesse, la composizione del terreno è ovviamente vulcanico con grande presenza di ceneri, sabbia e pomice nera, i vigneti raggiungono fino a 900 metri di altezza sul livello del mare garantendo alle vigne un’elevata escursione termica che tanto giova ai grappoli soprattutto in fase di maturazione. L’Etna al momento è una delle realtà più interessanti dell’intero panorama vinicolo nazionale, moltissimi enologi famosi hanno dichiarato che da questo territorio può nascere un grandissimo vino, sono moltissime le sperimentazioni condotte in questo momento in particolare si sta cercando di produrre un grande Pinot Nero, considerando alcune indubbie affinità tra la Borgogna e l’Etna.
Ma aldilà delle sperimentazioni che non mi trovano in disaccordo, trovo che sia necessario in primis valorizzare il patrimonio ampelografico dell’Etna, patrimonio unico con uve di grandissimo interesse in particolare il Nerello Mascalese ma anche le varietà a bacca bianca come il Carricante e la Minnella. Queste varietà oltre ai loro pregi intrinseci hanno anche la grandissima fortuna di non essere state attaccate dalla Fillossera, sono quindi per la maggior parte a Piede Franco e molti appezzamenti hanno una vita media molto alta. Viti con un’età media elevata hanno il grandissimo pregio di leggere il territorio in maniera magistrale, le radici molto sviluppate veicolano verso i grappoli una quantità infinita di sostanze nutritive, che su un territorio vulcanico ed estremo come quello dell’Etna riescono a conferire ai vini una personalità e un profilo unici al mondo.
Cosi sono i vigneti della Tenuta delle Terre Nere, l’età dei vigneti vanno da un minimo di 40 fino all’incredibile età di 140 anni, coltivate ad alberello sono tutte vinificate separatamente cosi da rispettare le qualità e le peculiarità dei singoli appezzamenti.
Il vigneto Guardiola di circa due ettari è situato sul versante nord del vulcano a circa 800 metri sul livello del mare, il vigneto è coltivato esclusivamente a Nerello Mascalese con età media delle piante di 100 anni. E’ il vino di punta dell’azienda, la bottiglia e l’etichetta sono molto eleganti e tengono a ribadire le affinità tra il territorio etneo e la Borgogna, infatti la bottiglia è una classica borgognotta verde chiaro, e l’etichetta ricorda molto quelle di alcuni famosi Pinot Noir francesi. Il vino prevede un affinamento misto tra barrique e tonneau di 18 mesi, passaggio in legno molto ben eseguito tanto da rendere le note “legnose” ben integrati e assolutamente non dominanti.

 

Il Guardiola 2005 si presenta nel bicchiere di un bel colore rubino non eccessivamente concentrato, caratteristica tipica del Nerello Mascalese, ma di bellissima luminosità. Al naso siamo invasi da una serie di profumi inebrianti, eleganti e molto intensi. In particolare la fanno da padrone dei richiami di erbe aromatiche come la lavanda e il timo e macchia mediterranea, seguono sensazioni fruttate di frutti a bacca rossa e un floreale di viola canina molto simile a quello che si avverte in alcuni grandi Sangiovese di Toscana. Il terroir comincia a farla da padrone conferendo sensazioni minerali ferrose e al contempo marine, si avverte una nota iodata, che aumentano l’ampiezza e la finezza di questo olfatto. Chiude su sensazioni balsamiche di mentolo e su una nota speziata dolce ancora in divenire.
In bocca lascia senza fiato, la fa da padrone un tannino “nebbioleggiante” di grandissima fattura che nonostante la sua forza lascia la bocca pulita e non risulta affatto fastidioso sorretto come è da una struttura glicerica notevole.La sapidità e l’acidità sono quelle che ci si aspetta da un vino ottenuto da un terreno cosi ricco di minerali. La predominanza delle parti dure non deve però far pensare ad un vino squilibrato e giovane, certo non è il vino piacione costruito per piacere a tutti i palati. La sua persistenza in bocca è da manuale, quando sembra che stia per svanire esplode nuovamente nel palato.
Ho bevuto abbastanza vini prodotti con questa uva e devo dire onestamente che il Guardiola si distingue nettamente, soprattutto nella fase gustativa, dagli altri. Non riesco tuttavia a fargliene una colpa (è troppo buono), non ritengo che sia un vino costruito in cantina per stupire(come purtroppo lo sono molti vini siciliani). Le differenze tra questo vino ed altri della stessa tipologia non riescono a farmi asserire che è un vino che non rispetta la territorialità e la tipicità. In fondo pensando alla Borgogna ammettiamo la possibilità che un terroir possa differenziarsi nel raggio di poche centinaia di metri, perché allora la stessa cosa non potrebbe essere sull’Etna. Il Guardiola può invece essere considerato un Gran Cru, un vino irripetibile che solo una serie di circostanza difficilmente replicabili (il terroir, l’esposizione, l’età delle viti …) lo rendono cosi unico.Insomma a mio giudizio è un vino di grandissimo spessore (il suo prezzo si aggira tra i 35 e 40 euro), una delle più grandi interpretazioni di questo favoloso vitigno (il Nerello Mascalese) capace veramente di emozionare e che bisognerebbe farlo conoscere maggiormente al pubblico. Magari eliminando dalle carte tanti vini che di siciliano hanno solo il nome.

Simone


15 ottobre 2007

La Mucca Golosa: la casa delle materie prime di qualità


Credete sia possibile per un ristorante coniugare grandi numeri e un’offerta gastronomica molto variegata riuscendo a mantenere uno standart elevato sia in tutte le preparazioni di cucina che nel servizio ? Io se devo essere sincero ero molto scettico riguardo questa tipologia di locali, finché la Mucca Golosa mi ha fatto ricredere.La Mucca Golosa ad Anguillara Sabazia è un bellissimo locale affacciato sul lago di Bracciano, percorrendo il lungolago si giunge a destinazione e ci si trova in un ambiente caldo, pulito e arredato con cura. Ampi finestroni che danno direttamente sul lago regalano un panorama unico. Il ristorante è articolato in due ampie sale e un accogliente giardino per il periodo estivo. Nella sala principale domina un grandissimo camino a legna dove arde perennemente la brace per le preparazioni alla griglia. I clienti seduti ai tavoli percepiscono comunque un senso di intimità poiché gli spazi delle ampie sale sono divisi in modo magistrale da belle librerie e cantinette messe li apposta (almeno io credo) per cercare di creare un ambiente poco dispersivo e quanto più possibile rilassante e godibile. Nonostante il locale sia sempre molto frequentato (quindi prenotate sempre) il servizio è veloce, attento e molto curato anzi il personale è sempre pronto a darvi qualche utile consiglio senza per questo risultare mai invadente.
Ma cosa si mangia alla Mucca Golosa?
Più che star li a snocciolar ricette e giudizi la cosa più importante da capire di questo ristorante è la Filosofia che sta alla base di ogni preparazione. Qui la materia prima d’eccellenza viene prima di tutto. Potete mangiare la carne, il pesce o la pizza ma potete star tranquilli alla base ci sarà sempre un’attenta ricerca per cercare di offrirvi una ricetta realizzata con le materie prime migliori possibili.
Cominciamo proprio dalla pizzeria, per la maggior parte dei ristoranti avere la pizzeria rappresenta quel qualcosa in più che ti permette di movimentare le serate e per questo motivo la maggior parte dei ristoratori non dedicano nessuna attenzione al prodotto che offrono, il pensiero dominante è, purtroppo, in fondo una pizza è pur sempre una pizza . La Mucca Golosa invece non considera la pizzeria una cucina di serie B e fa tutto il possibile per realizzare una pizza diversa dalle altre, a cominciare da una buona base, sembra scontato che l’impasto sia il fondamento di una buona pizza, ma credetemi è molto più difficile trovare una pizza con un impasto decente che una pizza con ottimi condimenti. L’impasto della pizza della Mucca Golosa è semplicissimo acqua farine di qualità e pazienza. Perché pazienza? Perché l’impasto prevede una lievitazione naturale di 72 ore. Ora mangiare una pizza lievitata in questa maniera significa fruire di un prodotto eccezionale, digeribilissimo, friabile insomma il meglio che si può offrire. Quante volte dopo aver mangiato una pizza si passa la nottata a bere e si avverte un senso di pesantezza allo stomaco? Questi sono gli inconvenienti di una cattiva lievitazione, sono sicuro che una cosa del genere non capiterà mai con la pizza della Mucca Golosa. Inoltre l’ottimo impasto viene steso accuratamente a mano realizzando una pizza che è a metà strada tra una napoletana e una romana. La scelta dei condimenti è neanche a dirlo di assoluta qualità a cominciare dal pomodoro per proseguire con i latticini, da provare la Margherita con mozzarella di bufala affumicata, per concludere con l’olio del frantoio ingrediente fondamentale quanto sottovalutato nella ristorazione che troppo spesso si avvale di oli di oliva scadenti se non addirittura di oli di altra derivazione. Se aggiungiamo a questo una serie di fritti fatti in casa molto buoni di chiara derivazione napoletana (calzoncino con ricotta, pizzelle e molto altro) e un’ampia selezione di birre tra cui consiglio la belga St. Thomas giungiamo alla conclusione che mangiare una pizza alla Mucca Golosa può veramente trasformarsi in un’esperienza da gran gourmet.
Passiamo dalla pizza ad un’altra cosa apparentemente semplice e di facile reperibilità nel mondo della ristorazione ossia la Carne alla brace. Devo dire che da un po’ di tempo leggendo i menù di molti posti sembra di stare più ad un mercato boario che ad un ristorante abbiamo la chianina, la marchigiana, la danese, l’argentina eccetera eccetera, ritengo che questo atteggiamento sia per molti ristoratori più apparenza che sostanza, indubbiamente carni diverse hanno gusti e qualità diverse e sarebbe molto bello approfondire il discorso, ma so per esperienza che in moltissimi locali l’assortimento è dovuto esclusivamente ad un fatto di moda del momento e dietro a questa grande varietà non c’è l’intenzione di far apprezzare e conoscere diversi tipi di carne di qualità ma solo di creare un richiamo pubblicitario.
La carne della Mucca Golosa è invece scelta non in base al suo nome ma alle sue qualità intrinseche, stessa filosofia solo carne di grande qualità, esposta in sala in un frigorifero davanti al camino, tagliata e cotta davanti al cliente, con il giusto equilibrio tra parti grassi e parti magre fondamentale per la cottura alla brace, giusto grado di frollatura ed ecco li che una semplice bistecca si trasforma in un trionfo di gusto. A rendere il tutto ancora più buono contribuisce il fatto che i legni per la cottura della carne sono attentamente selezionati, che il bracista è particolarmente dotato e taglia la carne in modo magistrale e per ultimo ma non ultimo che il tutto è arricchito con il solito olio extravergine d’oliva veramente molto buono. Il mio consiglio è di accompagnare il taglio di carne che preferite con le patate alla brace cotte con tutta la buccia (mangiatela) un vero trionfo di sapori genuini e decisi.
Penso che aver parlato prima della pizza e della carne fosse fondamentale per far capire la filosofia di qualità che è il vero filo conduttore di tutta l’offerta gastronomica della Mucca Golosa. La cucina per cosi dire più elaborata rispetta gli stessi ideali, sia nelle preparazioni di carne che di pesce. Non troverete mai ricette banali e scontate che abbondano nei locali che fanno un po’ di tutto e alla fine non fanno niente buono. L’idea che sta alla base della cucina è quella di partire da una ricetta tradizionale delle varie cucine regionali, o per realizzarla con le migliori materie prime possibili mantenendola inalterata, o per giocarci un po’ sopra creando un nuovo piatto che però è sempre studiato affinché gli ingredienti estranei alla tradizione si esaltino con quelli canonici. Per farvi capire vi parlerò di alcuni piatti paradigmatici: tra gli antipasti trovo insuperabile la Tartare di Bollito realizzata con bollito di carne con all’interno le sue verdure e condito con la salsa verde, del mosto cotto e delle cipolle stufate, piatto che se ci pensate è quanto di più semplice e tradizionale possa esserci ma fatto con le materie prime buone e presentato come in maniera elegante riesce veramente ad emozionare al palato. Molto buone sono le Polpette di baccalà fritte con cavolfiore su velluta di ceci di Gradoli, anche qui ceci e baccalà sembra un abbinamento scontato ma se il Baccalà usato è il Morhua e i ceci sono prodotti da agricoltura biologica il piatto che ne deriva è senz’altro un fuoriclasse. Tra i primi sono un vero colpo al cuore gli Gnocchi di farina di ceci con vongole e rosmarino dopo averli assaggiati non potrete più dimenticarli, un piatto veramente capace di creare un’armonia di sensazioni che poche altre volte ho riscontrato. Ottimi i Tonnarelli alla amatriciana realizzati a regola d’arte con un guanciale acquistato in campagna e spolverati con un ottimo pecorino romano. Paccheri di pasta Setaro alla carbonara con lo Stilton, buoni quanto provocatori, per il cultori della tradizione l’aggiunta di questo formaggio erborinato inglese potrebbe sembrare un azzardo ma il piatto finito è semplicemente ottimo. Tra i secondi a mio giudizio tutti molto buoni meritano una menzione speciale l’Agnellino da latte brodettato alla maniera del Douro, lo Stinco di Maiale con spezie Cayun (provenienti dalla cucina creola) e il Braciolone di Tonno con sesamo e pistacchi di Bronte con Caponata di Melanzane. Veramente eccezionale è l’agnellino, vengono presi in campagna questi agnellini con la certezza che loro abbiano mangiato solo latte e le loro madri solo erba. Vengono cotti al forno secondo una ricetta tradizione spagnola che non prevede vino, spezie ma semplicemente olio acqua e una noce di burro (che aiuta a fare la crosticina), ne nasce un piatto ricco succulento e dotato di un’aromaticità che si è quella tipica dell’ovino ma che non risulta mai forte.
Alla fine del pasto qualsiasi cosa abbiate mangiato non commettete l’errore di non prendere un dolce, ovviamente sono tutti dolci fatti in casa e tutti di pregevolissima fattura. A mio giudizio un ottimo parametro per valutare la qualità di un ristorante sono esattamente i dolci, si capisce molto di un locale dalla sua pasticceria, ormai le grandi industrie dolciarie preparano moltissimi prodotti pronti anche di buon livello ed è indubbiamente comodo e conveniente per un ristoratore ricorrere a loro. I dolci fatti in casa soprattutto se realizzati con ottimi ingredienti sono una cartina tornasole di tutta la filosofia e attenzione che il ristoratore dedica affinché il suo locale si distingua dalla massa. Alla Mucca Golosa troverete un ottimo Tiramisù in coppa cremoso e non stucchevole, uno sfizioso Cestino di pastafrolla con crema pasticcera e fragole fragrante e delicato, un eccezionale Sformatino di cacao caraibico. Ma soprattutto un insuperabile Bavarese di ricotta di bufala con gelatina di miele di cardo e mirto, uno dei dolci più buoni che io abbia mai mangiato, realizzato con questa ricotta di bufala rtiginale proveniente dalla Campania che arriva giornalmente insieme alle mozzarelle.
Se poi volete abbinare all’ottimo pasto anche un buon vino state tranquilli Massimiliano il proprietario, un vero amante del buon bere che sarà sempre ben lieto di consigliarvi, ha realizzato una splendida carta dei vini con etichette molto interessanti anche estere alcune di non facile reperibilità sul mercato. Trovo la carta dei vini molto ben strutturata in particolare mi piace molto che in ogni regione vinicola siano elencati in una sezione specifica i vini di particolare pregio. Mi trovo in completo disaccordo con la guida del Gambero Rosso sulla carta dei vini della Mucca Golosa. La guida la giudica una carta costruita sui grandi nomi io invece ritengo che scorrendola bene si possano trovare una serie di realtà sconosciute ai più con una particolare attenzione a piccoli produttori italiani ed esteri che fanno della qualità e del terroir la loro vocazione. Per gli amanti dei distillati ci sono delle chicche da intenditori come le selezioni di Samaroli.
Insomma la Mucca Golosa è un locale che veramente merita il successo che ha, spero anzi che molte persone la scoprano e possano capire la differenza che passa tra una cucina fatta per impressionare e una cucina che impressiona per la bontà e la qualità dei prodotti.

Simone


11 ottobre 2007

Frascati Superiore Colle Gaio, il Gran Cru dei Frascati

 



 

 

Parlare del Frascati Superiore Colle Gaio alla mia prima degustazione è impresa assai ardua, ma non potevo esimermi dal farlo tanto questo vino merita di essere recensito. Le difficoltà che mi trovo ad affrontare dipendono dal fatto che per parlare del Colle Gaio è necessario azzerare completamente le nostre cognizioni in fatto di Frascati, tanto questo vino esula dai tradizionali canoni della denominazione laziale.Ma andiamo per ordine: il Frascati Superiore Colle Gaio è prodotto dalla Cantina Colli di Catone in Monte Porzio Catone. E’ il primo vino dell’azienda concepito fin dall’inizio per essere un Gran Cru all’interno della sua denominazione (infatti il Colle Gaio prende il nome da una favolosa vigna di circa tre ettari da sempre nota per le sue eccezionali qualità), successivamente l’azienda diretta da Antonio Pulcini ha dedicato alla creazione di grandi vini un’altra splendida realtà la Casal Pilozzo, il Colle Gaio avrebbe dovuto essere la punta di diamante di questa cantina ma poiché la sua commercializzazione era già ben avviata sotto il nome Colli di Catone si è deciso di mantenerla.Dicevo che è un Frascati anomalo all’interno del panorama della denominazione, cominciamo ad analizzare i perché: in primis il Frascati è noto al mondo come un vino giovane fresco e senza alcuna propensione all’invecchiamento, invece il Colle Gaio esce dopo almeno 2 anni dalla vendemmia ed capace di sostenere un invecchiamento paragonabile solo ad alcuni grandissimi vini bianchi del mondo (provare per credere le vendemmie 1998, 1996, 1994 e se avete la fortuna di trovarle la 1990 e 1987). Seconda fondamentale differenza il vino Frascati è il prodotto di una serie di uve cosiddette tradizionali (Malvasia di Candia, Malvasia del Lazio, Trebbiano Toscano, Bombino e Bellone) mentre il Colle Gaio è un vino prodotto da un unico vitigno la Malvasia del Lazio nota anche come Malvasia Puntinata. Questa è una scelta di altissima qualità perché la Malvasia del Lazio è un’uva qualitativamente superiore alle altre, agli occhi dei coltivatori ha l’unico difetto di essere meno produttiva delle altre e più incostante, ma il vino che ne deriva è di uno spessore profondamente diverso. Le altre uve sono state scelte dai contadini dopo la fillossera, in un periodo di grande crisi, cercando delle varietà capaci di dare rese importanti a scapito della qualità.Ci troviamo quindi al cospetto di un vino che è figlio di un terroir d’eccellenza realizzato con un’uva di grandissima qualità capace di interpretare il territorio in maniera magistrale. Aggiungiamo a queste ottime premesse una severa potatura in vigna che abbassa ancora di più le rese a favore di una maggiore concentrazione e una vinificazione estremamente attenta che prevede: una fermentazione lenta sulle bucce con permanenza sulle fecce per molto tempo tramite l’ausilio di soli fermenti autoctoni e un lungo affinamento in bottiglia in grotte naturali con temperatura costante di 15° C. affinamento che dura almeno due anni ma che può durare molto di più in quanto il vino riposa in queste grotte finchè non viene venduto.



Il vino che ne deriva è semplicemente sorprendente.

Analizzando il Colle Gaio del 1998 (una delle migliori vendemmie a mio giudizio) ci troviamo dinanzi ad un vino che presenta uno splendido color oro verde di particolare brillantezza, un serie di profumi che hanno pochi eguali per intensità complessità ed eleganza, in particolare delle sensazioni minerali (assolute protagoniste) che sfociano in ricordi di idrocarburi, un fruttato che svaria da frutta molto matura e sensazioni agrumate a frutta secca in particolare la nocciola. In bocca è semplicemente strepitoso, un vino caldo, morbido ma con acidità vivissima che ci permette di asserire che avrà lunga vita dinanzi a se, ma soprattutto una sapidità che gli conferisce un gusto eccezionale. La sua progressione in bocca è infinita restituendoci per via retronasale tutte le sensazioni olfattive che avevamo percepito.Questo vino può essere annoverato a mio giudizio tra i migliori bianchi laziali e forse d’Italia, il suo prezzo varia a seconda delle annata la 1998 in enoteca si trova intorno ai 18-20 euro.Ora vorrei concludere con una piccola polemica: abbiamo introdotto questo vino definendolo un Frascati anomalo, in realtà ritengo che il Colle Gaio sia quanto di più tradizionale possa esserci nel panorama di questa denominazione. Nel passato il Frascati era un vino importante strutturato capace di reggere l’abbinamento con i robusti piatti della tradizione romana, queste caratteristiche storiche non le ritroviamo più nei moderni Frascati solo il Colle Gaio le ha perpetuate credendo alla possibilità di fare un Grande vino degno del nome e del passato del Frascati. Per questo motivo provo immenso dispiacere nel sapere che dalla vendemmia 2002 il Colle Gaio non sarà più classificato come Frascati Superiore ma come Igt Lazio. I motivi di questo cambiamento sono da ricercare in primis in un disciplinare ridicolo che non ammette che l’uva di maggior pregio, la Malvasia del Lazio, sia assoluta protagonista anzi la relega al ruolo di complemento consentendone un uso per un massimo del 30%, in secondo luogo da un’immagine sbiadita del Frascati in Italia e nel Mondo che mal si concilierebbe con un prodotto di siffatto spessore.Sarebbe importante riuscire a creare la prima Docg nella nostra regione proprio rivalutando vini come questo. Una denominazione Frascati Superiore Classico Docg, che preveda un ruolo da protagonista per la Malvasia del Lazio, sarebbe un traino importante per i vini della regione e per una nuova filosofia di viticultura di qualità che ancora non riesce ad attecchire completamente nel Lazio.

Simone



6 ottobre 2007

Le cucine di Simone

Cari amici in questa rubrica verranno segnalati una serie di ristoranti che a mio giudizio propongono un'ottima cucina e in molti dei quali viene data grande importanza anche al vino. Troveranno spazio trattorie, osterie, agriturismi, ristoranti e locali eleganti. Ci tengo a  sottolineare che tutti i locali che verrano recensiti sono stati effettivamente provati dal sottoscritto e che, la mia unica intenzione è quella di poter consigliare locali nei quali spero passerete momenti piacevoli gustando squisiti cibi e vini. Spero che vi affidiate ai miei consigli e che vogliate condividere con me le vostre impressioni.

Grazie Simone

 


6 ottobre 2007

Analisi organolettica del vino




I vini che verranno recensiti in questa rubrica sono tutti prodotti da me degustati e che hanno lasciato in me un ricordo indelebile. Spero che non troverete pedanti le mie descrizioni, non è mia intenzione rivolgermi esclusivamente ai professionisti del mestiere. Ritengo infatti che la bellezza del vino stia nel fatto che chiunque può e deve godere delle sue sensazioni.
Per il momento parlerò solo di vini che hanno lasciato in me un buon ricordo, ma invito chiunque voglia a confrontarsi con me chiedendo un mio personale giudizio su qualsiasi vino.
Simone




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5 ottobre 2007

Vite parallele

...amo pensare alla vita di un vino, il vino è un essere vivente...amo immaginare le persone che hanno curato e e vendemmiato quelle uve... mi piace che il vino continua a evolversi e che se apro una bottiglia oggi avrà un gusto diverso da quello che avrebbe se la aprissi un altro giorno.
Perchè una bottiglia di vino è un qualcosa che ha vita ed è in costante evoluzione, acquista complessità finchè non raggiunge l'apice... e poi comincia il suo lento inesorabile declino.
 E che sapore, cazzo quanto è buono.

Sideways - In viaggio con Jack



E' incredibile pensare a quanto la nostra vita sia simile a quella di una bottiglia di vino, so che la cosa può sembrare provocatoria ma io la trovo una splendida metafora.
In fondo ognuno di noi è circondato da persone che gli dedicano cure e attenzioni. Chi di noi non ha mai pensato di tornare indietro e cambiare qualcosa della sua vita, per renderci poi conto che la vita non può essere fatta di rimpianti è che ogni nuovo giorno può avere un sapore diverso.
Tutti noi cresciamo, a volte evolviamo migliorando altre volte capita di fare dei passi indietro finchè tutti noi cosi come il vino cominciamo il nostro inesorabile declino.
Purtroppo molte persone non si rendono conto di quanto la loro vita possa avere un sapore eccezionale e lasciano che sia insapore.
Questo è un po' il manifesto del mio blog nel quale si parlerà di vini di ristoranti ed altre frivolezze tenendo sempre ben presente che dietro i miei consigli si cela la volontà che essi possano essere utili a riempire la vita di momenti capaci di farvi assaporare il meraviglioso Gusto della Vita.
Grazie Simone




permalink | inviato da simosommelier il 5/10/2007 alle 12:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


5 ottobre 2007

Qual è il miglior vino al mondo?

  ...Il miglior vino del mondo è quello che si beve con gli amici!

Luigi Veronelli






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